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Implantologia

Un impianto dentale è una radice dentaria artificiale fatta di un materiale biocompatibile e impiantata nell'osso mascellare o mandibolare per sostituire un dente perso. Gli impianti sono oggi di forma cilindrica o conica a vite, di lunghezza e diametro variabile secondo la quantità  d’osso disponibile al sito d'inserimento.

Sono costruiti in titanio puro o di vari gradi, indicanti una lega, per lo più di grado 4, un metallo dalle caratteristiche singolari: è talmente biocompatibile che l'osso entra in contatto diretto con la superficie metallica senza alcuno strato connettivo intermedio. Questa incorporazione del titanio nell’osso ricevente è denominata osteointegrazione. Un altro vantaggio del titanio è che non provoca reazioni allergiche, di rigetto o infiammatorie dei tessuti. Considerando anche le sue notevoli qualità  meccaniche, il biomateriale titanio oggi è frequentemente usato anche per altri impianti medici, p.e. protesi d’anca, ginocchio ecc.

Gli impianti dentali hanno solitamente una lunghezza che varia dai 7 ai 15 mm e un diametro da 3 a   6 mm. Esistono numerosi produttori d’impianti, ma solo pochi sistemi sono suffragati da studi scientifici e risultati a lungo termine.

Nel nostro Studio adoperiamo i seguenti sistemi implantari:

Dentaltech

Domino

Bio Micron

Sono leader del settore con esperienze decennali nell’implantologia e ottimi risultati documentati a lungo termine.

 Come si svolge l'intervento implantare?

L'intervento è preceduto da un’accurata pianificazione. L’osso ricevente è misurato tramite apposite radiografie per determinare le dimensioni (lunghezza, diametro) nonché la posizione ideale dell’impianto.

L'implantazione, cioè l’inserimento dell’impianto, è un’operazione chirurgica di circa 30-60 minuti, eseguita in condizioni di asepsi. L’intervento sotto anestesia locale È assolutamente indolore. Nonostante l’assenza di dolori molti pazienti provano una certa ansia nei confronti di tali trattamenti. Se necessario, mediante la somministrazione di medicinali sedativi il paziente è completamente rilassato ed assiste all’intervento con tutta tranquillità .

L'anestesia totale (narcosi) è un’altra opzione, soprattutto per interventi di implantologia più estesi e lunghi (p.e. innesti ossei). Quando il tessuto è insensibile, la gengiva è delicatamente aperta tramite un’incisione. Con una serie di frese calibrate si prepara il letto ricevente nell'osso. Per evitare un surriscaldamento dell’osso, la preparazione avviene sotto irrorazione continua con soluzione fisiologica sterile. L'impianto adatto viene quindi scelto e inserito nell’osso avvitandolo lentamente. La gengiva sopra l'impianto è richiusa con delle suture e una protesi provvisoria (fissa o mobile) può essere in seguito applicata.

 

Scopertura dell’impianto endosseo

Dopo una fase di guarigione di normalmente 16-24 settimane, l'osteointegrazione dell’impianto è completa e la testa dell'impianto viene scoperta con un piccolo intervento. Dopo la presa d’impronta dell’impianto, l’odontotecnico costruisce la struttura protesica sorretta dall’impianto (corona singola, ponte o protesi mobile).

Innesti ossei

Se la cresta alveolare è troppo sottile, prima dell’intervento implantare l'osso è aumentato con un innesto. Difetti ossei meno importanti vengono riempiti durante l’inserimento dell'impianto con osso granulare o con un sostituto osseo. Non di rado l'osso alveolare è talmente ridotto in termini di altezza e larghezza che le sue dimensioni non sono più sufficienti per assicurare l'ancoraggio sicuro degli impianti. Si parla anche di atrofia ossea, dovuta per lo più alla pregressa perdita di denti e/o all'effetto distruttivo della piorrea (parodontite). Per ovviare a questo problema frequente, occorre aumentare il volume dell'osso alveolare. Questi innesti ossei si possono effettuare sia contemporaneamente all'intervento implantare sia in precedenza ad esso.

L'osso autologo, cioè l'osso proprio del paziente, è senz'altro il materiale migliore per l’aumento osseo. Il prelievo dell’innesto avviene di solito dal mento o dall’angolo mandibolare. Solo in casi di innesti molto estesi bisogna attingere a siti extraorali, ad esempio dall’anca. L'osso può essere prelevato a forma di blocchetti che sono sagomati e fissati nel sito ricevente mediante piccole viti di titanio. Un altro metodo consiste nel riempimento del difetto con osso granulare, previa macinazione del prelievo, coprendolo con una membrana riassorbibile. Dopo ca. 6 mesi l'innesto osseo è integrato e l'impianto può essere inserito.

Anche i materiali sostitutivi, di derivazione sintetica o animale, sono utili sopratutto per il riempimento di difetti meno importanti. Il sostituto osseo sarà  invaso e rimpiazzato dall'osso proprio nell'arco di 6-12 mesi. L'impiego di tali sostituti può, in molti casi, rendere superfluo un prelievo osseo.

Rialzo del seno mascellare - Sinus Lift

Il rialzo del seno mascellare è una tecnica particolare d'innesto osseo. Il seno mascellare è una cavità  pneumatica che si estende nel mascellare superiore e comporta frequentemente uno spessore verticale d'osso ridotto che non permette un ancoraggio stabile degli impianti.

In questa situazione occorre un aumento del volume osseo mediante il rialzo del seno mascellare: da un accesso operatorio intraorale il pavimento del seno è esposto e la membrana di rivestimento è sollevata delicatamente. Lo spazio formatosi viene riempito di osso autologo particolato e/o osso artificiale. In presenza di uno spessore sufficiente di osso proprio (ca. 5mm) gli impianti possono essere inseriti contemporaneamente al rialzo del seno mascellare. Altrimenti si ricostruisce dapprima l'osso e si procede al posizionamento degli impianti nel osso consolidato solo dopo un tempo di attesa di 6-8 mesi.

La piezochirurgia è un innovativo approccio alla chirurgia ossea che apre nuove prospettive all'implantologia dentale. Strumenti fini in metallo duro trasmettono microvibrazioni a frequenza ultrasonica e riescono a tagliare l'osso in modo estremamente delicato e atraumatico. Il grande vantaggio della piezochirurgia rispetto alle frese tradizionali è il suo taglio selettivo: Mentre l'osso viene separato con facilità , il tessuto molle (nervi ecc.) rimane illeso, perfino se entra in contatto diretto con la punta dello strumento.

Un altro vantaggio è la quasi totale assenza di sangue nel campo operatorio. L'osso non viene traumatizzato durante il taglio e, di conseguenza, la guarigione postoperatoria è migliore. Noi adoperiamo questa tecnologia avveniristica soprattutto per il prelievo di innesti ossei, per il rialzo del seno mascellare nonché per tutte le operazioni in stretta prossimità  di nervi o vasi sanguigni.

Per sapere di più sulla piezochirurgia: www.piezosurgery.com

Indicazioni per impianti dentali

Ci sono tre indicazioni principali per impianti:

·         Impianti singoli se manca un solo elemento dentario

·         Impianti multipli se mancano più denti (edentulia parziale)

·         Impianti multipli se mancano tutti i denti (edentulia totale)

Impianti singoli. Nell’era preimplantologicai denti singoli mancanti solitamente erano sostituiti tramite dei ponti previa preparazione (limatura) dei denti attigui. Questa preparazione si rivela particolarmente deleteria se si tratta di denti sani privi di carie. Di conseguenza talvolta i denti devono essere devitalizzati solo per consentire una corretta preparazione. Un altro problema consiste nelle recessioni gengivali dovuti ai margini coronali con risultati estetici poco soddisfacenti. L'impianto singolo viene inserito al posto del dente perduto. Durante la fase di guarigione, l'impianto rimane coperto dalla gengiva. Il paziente può portare una protesi provvisoria mobile o fissa (p.e. un ponte adesivo). Dopo la scopertura dell'impianto e la presa d'impronta, la corona prodotta nel laboratorio odontotecnico è cementata sull'impianto.

Impianti per mascellari parzialmente edentuli. Se manca più di un dente, si parla di edentulia parziale. All'epoca, se un ponte non era più possibile, si doveva ripiegare su una protesi rimovibile. Con impianti dentali si possono sostituire gli elementi mancanti con ponti fissi ed estetici senza dovere ricorrere a protesi mobili o alla limatura di denti sani.

Impianti per mascellari edentuli. La perdita di tutti i propri denti significava fino a poco tempo fa ineluttabilmente la necessità  di portare una protesi totale (dentiera) con le ben note conseguenze: tenuta insufficiente delle protesi sopratutto nella mandibola, forza masticatoria ridotta e gusto dei cibi alterato, talvolta conati di vomito e problemi fonetici. La pressione della base protesica sull'osso può inoltre accentuare l'atrofia di quest'ultimo con successivo ulteriore peggioramento della tenuta della protesi. Il collasso dei tessuti facciali (labbra, guance) provoca un aspetto "vecchio" e rugoso dei pazienti portatori di protesi totali insufficienti. Con impianti dentali ora è possibile rompere questo circolo vizioso. Già  2-4 impianti con attacchi a sfera o situati su una barra possono assicurare alla protesi una tenuta impeccabile. Con soluzioni più sofisticate e 8-10 impianti si può anche fare a meno della protesi mobile realizzando un ponte fisso su impianti. Per di più, gli impianti salvaguardano l'osso: Possono prevenire la temibile atrofia dei mascellari. Inoltre favoriscono tramite l'ottimo supporto dei tessuti facciali un aspetto più giovane del paziente.

Impianti immediati. Con il termine di impianto immediato si intende l'estrazione di un elemento dentario e la sua sostituzione immediata con un impianto nel medesimo intervento. L'impianto immediato risparmia al paziente un ulteriore intervento ed è oggi con leggerezza considerato un trattamento standard. Tuttavia è raro che un dente debba essere estratto quando è sano: in genere si tratta di elementi gravemente deteriorati, infetti, e inserire una vite implantare in un osso contaminato può portare ad un insuccesso. Se si vuole scongiurare qualsiasi forma di periimplantite è meglio prima eliminare il dente infetto e poi inserire l'impianto in un secondo momento, quando l’osso sarà  di nuovo sano e consolidato.

Carico immediato. Il tempo d'attesa dall'inserimento dell'impianto fino all'esecuzione della protesi può costituire un problema per il paziente, innanzi tutto nei casi in cui non è possibile realizzare un provvisorio fisso. Se, per esempio, tutti i denti residui devono essere estratti e sostituiti con impianti, può capitare che il paziente debbautilizzare una dentiera provvisoria durante tutta la fase di guarigione che può durare anche 6 mesi. Oggi, grazie all'evoluzione dell'implantologia, il metodo innovativo del carico immediato degli impianti può risolvere questo problema. In una sola seduta i denti vengono estratti, gli impianti inseriti nell’osso, e un ponte fisso provvisorio è adattato sugli impianti. Questa procedura è ovviamente molto più confortevole per il paziente e gli fa risparmiare molto tempo. Va però evidenziato che il carico immediato richiede una certa quantità e qualità  d'osso per assicurare un ancoraggio stabile e sicuro degli impianti. Mancando queste condizioni o essendoci altri fattori di rischio, è meglio procedere secondo il protocollo convenzionale e connettere la protesi sugli impianti solo dopo un debito tempo di guarigione.

Rischi e complicazioni. L'alta quota di successo per i trattamenti implantari è oramai ben documentata: più del 95% degli impianti dentali inseriti da operatori esperti sono ancora in funzione 10 anni dopo l’intervento. Questi sono risultati incoraggianti che certo non tutte le discipline mediche riescono a presentare. Ciononostante, malgrado un'ottimale pianificazione ed esecuzione dell’intervento, ogni tanto possono insorgere delle complicazioni o esiti di insuccesso. Un sovraccarico dell'osso oppure un'infezione batterica possono talvolta condurre alla perdita di impianti o innesti. In rari casi si producono lesioni di nervi sensibili o di radici dentari attigui.

I principali fattori di rischio in implantologia sono:

Cattiva igiene orale

Presenza di infezioni croniche a livello di altre strutture orali

Diabete scompensato

I costi di un trattamento d'implantologia dipendono dalle peculiarità  del caso singolo. La dimensione ridotta (atrofia) della cresta ossea residua e/o la posizione esteticamente importante rendono il trattamento più costoso.

 

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